Tre immagini su dodici milioni: il conto economico del processo Getty-Stability a Londra

Empty courtroom in London with wooden benches and legal documents on a desk, natural light

Il 4 novembre 2025 la High Court di Londra ha deciso la prima causa britannica su AI generativa e proprietà intellettuale. Getty Images ha lasciato cadere le domande centrali sul copyright per mancanza di prove di attività nel Regno Unito, ha ottenuto una vittoria minima sui marchi e si è vista addossare il 69,4% delle spese di Stability AI. Il vero insegnamento è economico: contestare l’addestramento di un modello costa più di quanto renda, e il mercato lo ha capito prima dei giuristi.

Il 16 e 17 dicembre 2025, in un’udienza tecnica che quasi nessuno ha raccontato, la High Court di Londra ha fatto i conti di una causa durata quasi tre anni. Getty Images — l’agenzia fotografica che aveva citato Stability AI nel gennaio 2023 contestando la riproduzione non autorizzata di circa 12,0 milioni di immagini, didascalie e metadati dai propri siti — è stata condannata a pagare il 69,4% delle spese legali di Stability, con interessi, più un acconto immediato di 4.395.656,89 sterline. Aveva vinto su tre immagini.

Il componente di intelligenza artificiale al centro della vicenda è Stable Diffusion, un modello di generazione di immagini da testo: una rete addestrata su enormi raccolte di coppie immagine-didascalia raccolte dal web, che al termine dell’addestramento non conserva le fotografie ma un insieme di parametri numerici — i pesi — capaci di produrre immagini nuove a partire da un prompt. Stability AI non ha negato che immagini Getty figurassero nei dataset di addestramento. La domanda giuridica, e soprattutto quella economica, era un’altra: quei pesi, distribuiti e ospitati nel Regno Unito, sono una copia illecita delle fotografie che li hanno formati?

Cosa ha deciso la giudice, e cosa no

La sentenza Getty Images (US) Inc & Ors v Stability AI Ltd [2025] EWHC 2863 (Ch), firmata da Mrs Justice Joanna Smith il 4 novembre 2025, è la prima pronuncia britannica su copyright, marchi e AI generativa. Ma è una sentenza molto più stretta di come è stata raccontata.

Le domande di violazione primaria del copyright e dei diritti sui database — il cuore dell’azione, quelle che riguardavano lo scraping e l’addestramento — Getty le ha abbandonate poco prima delle arringhe finali, per mancanza di prove che quelle attività fossero avvenute nel Regno Unito. La corte ha quindi proceduto assumendo come dato di fatto non contestato che l’addestramento fosse avvenuto altrove. Non ha deciso la questione territoriale: non c’era più nulla da decidere. Chi ha letto nella sentenza una pronuncia sui confini geografici della responsabilità per il training ha letto qualcosa che nel testo non c’è.

Quel che resta è la violazione secondaria, respinta con una motivazione tecnica destinata a contare: i pesi del modello non contengono né hanno mai contenuto riproduzioni delle opere, e l’accesso a un modello ospitato in remoto — a differenza del download — non equivale a “importazione” nel Regno Unito. Attenzione però a non estendere il principio oltre i fatti provati: la stessa corte ha affermato che un “article” ai sensi del Copyright, Designs and Patents Act 1988 può essere intangibile, e quindi che un software o un modello possono in linea di principio rientrare nella categoria. Il punto è controverso — secondo alcune analisi legali quella nozione mal si concilia con l’estensione del diritto di distribuzione di matrice europea, e la corte non ha affrontato la questione — e Getty ha ottenuto il permesso di appellare proprio su questo, come pura questione di diritto nuova e importante. L’udienza d’appello è attesa per novembre 2026. Nulla è definitivo.

La vittoria che non paga il conto

Sui marchi Getty ha ottenuto qualcosa, ma poco. Sono state accertate violazioni solo ai sensi delle sezioni 10(1) e 10(2) del Trade Marks Act 1994, su un numero esiguo di output di versioni storiche del modello: il marchio ISTOCK comparso su un’immagine generata da una versione 1.x, il marchio GETTY IMAGES su una generata dalla 2.1. Nel concreto: due immagini violative sotto entrambe le previsioni, una terza solo sotto la 10(2). Per SD XL e per la versione 1.6 nessuna violazione, perché non sono state provate generazioni nel Regno Unito. La domanda ai sensi della sezione 10(3) — quella sulla diluizione e sul pregiudizio al carattere distintivo del marchio, potenzialmente la più costosa per Stability — è stata respinta perché la scala del fenomeno non era misurabile. I danni aggiuntivi sono stati negati, il passing off non è stato nemmeno esaminato. Il quantum delle violazioni accertate è rinviato a un’inchiesta ancora aperta.

Sommiamo. Tre immagini, modelli già ritirati dal mercato, nessun danno aggiuntivo, nessuna pronuncia sul cuore della controversia, un impegno volontario di Stability al posto della sanzione penale richiesta, e il 69,4% delle spese avversarie da pagare. Il CEO di Getty, Craig Peters, aveva dichiarato alla CNBC nel maggio 2025 di star spendendo “millions and millions of dollars” in questa causa. Non esiste una cifra pubblica del totale, e non serve: il rapporto tra investito e ottenuto è leggibile a occhio nudo.

Perché l’economia della prova conta più della dottrina

La lezione economica del caso non riguarda il copyright, riguarda l’onere della prova applicato a un sistema distribuito. Per dimostrare che un modello di apprendimento automatico è stato addestrato in una certa giurisdizione bisogna documentare dove girava il cluster di calcolo, dove sono stati scaricati i dati, chi ha eseguito quali job e quando. Sono informazioni che stanno interamente dentro l’azienda convenuta, sparse su infrastruttura cloud che per progetto non ha un luogo unico. Un’agenzia di immagini può contare ogni singola fotografia del proprio catalogo con precisione contabile e non riuscire a dire in quale paese sia stata letta.

Da qui la prima implicazione di mercato: il litigation risk sui modelli generativi è più basso di quanto i rights holder speravano, non perché il diritto li protegga meno, ma perché la prova costa troppo. E il costo non è simmetrico. Chi difende un modello deve solo contestare la localizzazione; chi attacca deve ricostruirla. Ogni causa futura parte da questo squilibrio.

La seconda implicazione riguarda l’Europa, e va detta con precisione: la sentenza inglese è una decisione di primo grado di un giudice nazionale, in un sistema che ha smesso di far parte dell’Unione, e non vincola nessuna corte europea. Nell’UE la leva territoriale non è giurisprudenziale ma normativa. L’articolo 53(1)(c) dell’AI Act impone ai fornitori di modelli di uso generale di adottare politiche di rispetto del copyright, e il considerando 106 pretende che tali obblighi valgano anche per attività di text and data mining svolte fuori dall’Unione. Se quella pretesa extraterritoriale regga è discusso in dottrina, proprio perché sta in un considerando e non nell’articolo. Ma il disegno è opposto a quello emerso a Londra: invece di chiedere al titolare dei diritti di provare dove è avvenuto l’addestramento, si chiede al fornitore di rispondere della propria filiera a monte, indipendentemente dal luogo.

Cosa ha fatto Getty mentre perdeva

Il pezzo più interessante non è in tribunale. Nel frattempo Getty ha visto i ricavi del secondo trimestre 2026 scendere a 229,1 milioni di dollari, in calo del 2,5% su base annua, con il segmento creative a -2,6%. La fusione tra pari con Shutterstock, annunciata a inizio gennaio 2025, è stata rinviata alla Fase 2 dell’autorità britannica per la concorrenza il 3 novembre 2025; la relazione finale della CMA del 15 maggio 2026 imponeva la cessione dell’intero business editoriale di Shutterstock, e il 7 luglio 2026 Getty ha risolto l’accordo, dopo aver contabilizzato 9,2 milioni di dollari di costi nel primo semestre. Il 22 giugno 2026, invece, ha annunciato un accordo di display con OpenAI: ChatGPT attinge al catalogo licenziato Getty. Il valore non è stato divulgato.

È qui che il conto economico si chiude in modo controintuitivo. La strategia giudiziaria ha prodotto tre immagini e una parcella da pagare all’avversario; la strategia di licenza ha prodotto un contratto con il principale acquirente possibile. Negli Stati Uniti Getty continua a litigare — l’azione depositata in Delaware nel febbraio 2023 è stata ritirata e ridepositata il 14 agosto 2025 nel Northern District of California, dove a metà 2026 le parti erano in fase di fact discovery — ma il messaggio che il mercato legge è che le due strade non sono alternative morali: sono due modi di fissare un prezzo, e uno dei due ha un preventivo aperto.

Resta una asimmetria che nessuna sentenza risolve. Se i pesi di un modello non sono una copia, il valore del catalogo non sta più nelle singole immagini ma nel diritto di accedervi in modo ordinato, con metadati, didascalie e garanzie. È esattamente il prodotto che Getty ha venduto a OpenAI. Il processo di Londra non ha detto se quel prodotto sia protetto: ha reso molto costoso scoprirlo.