Dal 2023 la Vesuvius Challenge ha erogato 1.868.000 dollari per leggere i papiri carbonizzati di Ercolano senza aprirli. Il 25 giugno 2026 il primo rotolo è stato letto da capo a fondo: uno su quarantacinque scansionati. Il confronto con il rotolo di En-Gedi del 2015 spiega perché la parte difficile non è mai stata il modello, ma la superficie.
Nel 1750 un contadino che scavava un pozzo alle pendici del Vesuvio bucò il tetto di una villa romana sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Dentro c’era una biblioteca: rotoli di papiro trasformati dal calore in bastoni di carbone. Per due secoli e mezzo i tentativi di aprirli sono andati come vanno queste cose: qualcuno si è sbriciolato, qualcuno si è spaccato, qualcuno è stato tagliato. Oltre seicento restano chiusi.
Il 25 giugno 2026 uno di questi rotoli — PHerc. 1667, catalogato come Scroll 4 — è stato letto da capo a fondo senza essere toccato: circa un metro e quaranta di papiro, ventidue colonne di testo. Il lavoro è stato fatto da una pipeline di modelli di apprendimento automatico addestrati su dati di microtomografia a contrasto di fase, acquisiti sulla linea BM18 dell’ESRF di Grenoble. Il compito dell’intelligenza artificiale, qui, è duplice e va nominato con precisione: primo, ricostruire nel volume tridimensionale del rotolo la geometria del foglio arrotolato, cioè individuare dove passa la superficie del papiro fra spire schiacciate e fuse; secondo, riconoscere sulla superficie così “srotolata” virtualmente le tracce dell’inchiostro, che nei dati a raggi X sono differenze di densità minime rispetto al carbone circostante. Il risultato non è una traduzione né un’interpretazione: è un’immagine piatta di un foglio che nessuno ha aperto. A leggerla, poi, sono i papirologi.
Il precedente che nessuno ricorda: En-Gedi, 2015
Il confronto storico più utile non è con gli scavi borbonici, ma con un episodio del 2015. Il gruppo di Brent Seales, all’Università del Kentucky, prese un rotolo carbonizzato trovato a En-Gedi, in Israele, e ne ricavò il testo — un passo del Levitico — senza aprirlo, usando tomografia a raggi X. Quel rotolo era scritto con un inchiostro contenente metallo: ai raggi X risaltava. È lì che nasce tecnicamente il progetto di Ercolano, e la cronologia conta, perché racconta il contrario di quello che si sente dire di solito. Non è che il metodo di Ercolano si stia esportando su altri archivi danneggiati del mondo: è Ercolano che ha ereditato un metodo nato altrove e ha dovuto renderlo molto più difficile.
Più difficile per una ragione chimica banale. L’inchiostro dei papiri ercolanesi è a base di carbone, come il papiro carbonizzato su cui è depositato. Materiale scuro su materiale scuro, densità quasi identica. Non c’è nessun contrasto da sfruttare, e per anni il problema è sembrato fisicamente insolubile. Quello che il machine learning ha portato non è un contrasto nuovo: è la capacità di riconoscere una firma statistica — un pattern di texture nel volume — che l’occhio umano non distingue dal rumore.
Come si vincono 700.000 dollari con quattro passaggi di testo
La Vesuvius Challenge è partita il 15 marzo 2023, promossa da Nat Friedman, Daniel Gross e Brent Seales, con oltre un milione di dollari di premi iniziali e rotoli dell’Institut de France scansionati al Diamond Light Source di Oxford. La struttura è quella di una gara aperta: dati pubblicati in licenza Creative Commons, codice su GitHub, premi a obiettivi.
Il 5 febbraio 2024 il Grand Prize 2023, 700.000 dollari, è andato a Youssef Nader, dottorando egiziano in biorobotica a Berlino, Luke Farritor, ventunenne del Nebraska e stagista in SpaceX, e Julian Schilliger, studente di robotica a Zurigo. Il criterio era misurabile e modesto: quattro passaggi di 140 caratteri con almeno l’85% di testo leggibile. Ne hanno consegnati oltre duemila caratteri, undici colonne in più del richiesto.
Vale la pena fermarsi su chi ha vinto. Non un dipartimento di papirologia, non un laboratorio di beni culturali: tre giovani con competenze di visione artificiale e robotica, che hanno lavorato su dati pubblici. È il modello prize-based portato all’estremo, e ha funzionato in un dominio dove la comunità accademica tradizionale non aveva né gli strumenti né gli incentivi per muoversi così in fretta.
Ma i papirologi non stavano a guardare
Qui va corretta una narrazione che circola spesso, cioè che i filologi abbiano ricevuto passivamente i risultati dagli informatici. Nel gennaio 2024 un collegio di papirologi ha esaminato quindici colonne in forma anonimizzata — senza sapere quale squadra le avesse prodotte — per stabilire se fossero effettivamente leggibili. Sono stati loro a riconoscere il contenuto: un testo epicureo su musica, cibo e piacere, con la menzione di un certo Xenophantus. Il giudizio di leggibilità, cioè il criterio stesso del premio, è stato un giudizio filologico.
E c’è un dettaglio che vale più di molte dichiarazioni. Su PHerc. Paris 4, il rotolo del Grand Prize 2023, le scansioni successive a più alta risoluzione mostrano l’inchiostro direttamente visibile nei dati tridimensionali. Confrontato con la lettura del 2023, coincide uno a uno. È la cosa più vicina a una verifica indipendente che questo campo possa produrre: un modello addestrato a indovinare dove c’era inchiostro aveva indovinato.
Il bilancio, con i numeri veri
Ed è qui che il racconto trionfale si scontra con la contabilità. Premi effettivamente erogati dal 2023: 1.868.000 dollari, distribuiti su una decina di traguardi — 100.000 per l’ink detection su Kaggle nel luglio 2023, 60.000 per le prime lettere in ottobre 2023, 60.000 per la prima segmentazione automatica nel dicembre 2024, 60.000 a Marcel Roth e Micha Nowak nel maggio 2025 per aver individuato il titolo finale di un rotolo ancora sigillato, 200.000 per la surface detection nel marzo 2026.
- Rotoli e frammenti scansionati: 45.
- Rotoli letti integralmente: 1.
- Rotoli su cui è emerso inchiostro: 9 su 45, e non sempre leggibilmente.
Il Grand Prize 2024, annunciato con il traguardo del 90% di quattro rotoli, non risulta assegnato: nell’elenco dei premi erogati non c’è. La tabella di marcia è slittata di circa due anni, e l’obiettivo è ora riformulato come Grand Prize 2027 da un milione di dollari — svolgere integralmente uno di tredici rotoli sigillati, scadenza 25 giugno 2027. Il montepremi aperto complessivo è di 2.140.000 dollari, tra cui 500.000 di First Letters (50.000 per rotolo) e 590.000 all’anno di Progress Prizes, ventimila dollari al mese al contributo migliore.
Sul piano tecnico l’onestà è maggiore di quanto suggeriscano i comunicati: il tracciamento della superficie è dichiarato semi-automatico, e la generalizzazione del rilevamento dell’inchiostro da un rotolo all’altro resta un problema aperto. Questo è il punto che il pubblico fatica a vedere. Un modello che legge bene PHerc. Paris 4 non legge automaticamente il rotolo accanto, perché ogni rotolo ha una sua storia di calore, deformazione e danni. PHerc. 1667 era già stato aggredito nell’Ottocento, poi nel 1969, poi negli anni Ottanta: resta il nucleo interno, circa otto centimetri su un’altezza originale di diciannove-ventiquattro. Il collo di bottiglia non è il riconoscimento dell’inchiostro. È la geometria.
Cosa c’era scritto, e cosa non possiamo dire
PHerc. 1667 contiene un trattato filosofico di etica con indizi stoici; l’ultima colonna conservata nomina Aristocreone, nipote e discepolo di Crisippo, e da lingua, temi e quel nome si propone una datazione al II secolo a.C. Nessun nome d’autore compare nel testo: l’inquadramento è un’inferenza, e va trattata come tale. Su un altro rotolo, PHerc. 139, sono stati recuperati titolo e attribuzione — Filodemo, Sugli dèi, libro 8 — e nel febbraio 2025 la Bodleian Library di Oxford ha annunciato le prime immagini dell’interno di un suo rotolo ercolanese. La lettura completa del 2026 è per ora un preprint su arXiv; le scansioni sono state fatte con la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Resta un dato che cambia la scala del problema. Buona parte del denaro viene da pochi privati: Nat Friedman ha messo 2.250.000 dollari, la Musk Foundation 2.084.000, poi Alex Gerko, Joseph Jacks, Daniel Gross. Significa che la velocità con cui l’Europa rilegge la propria unica biblioteca antica sopravvissuta dipende, oggi, dal fatto che alcune persone in California trovino la cosa interessante. È stato efficace. Non è una politica culturale.