Tra il quadro politico firmato nel maggio 2025 e le prime licenze effettive per spedire GPU Nvidia negli Emirati sono passati circa sei mesi, e l’autorizzazione di novembre 2025 copre fino a 35.000 Blackwell GB300-equivalenti per azienda: molto meno delle cifre annunciate. La liberalizzazione di luglio 2026 riguarda solo gli Emirati, solo alcune entità elencate, ed è a scadenza.
Nel novembre 2025 Brad Smith, presidente di Microsoft, aveva fatto sapere una cosa che in genere le aziende tengono per sé: negli Emirati Arabi Uniti l’azienda stava per esaurire la capacità di calcolo. Era passato mezzo anno dal viaggio di Donald Trump nel Golfo, dagli annunci su centinaia di migliaia di semiconduttori attesi nella regione, dalla firma del quadro di cooperazione sull’intelligenza artificiale tra Stati Uniti ed Emirati. Nel frattempo il Dipartimento del Commercio non aveva ancora emesso una sola licenza di esportazione. I data center c’erano, l’elettricità pure, i contratti anche. Mancavano le schede.
Le schede in questione sono i sistemi Nvidia GB300, acceleratori progettati per una cosa sola: addestrare e far girare modelli di apprendimento automatico di grandi dimensioni, quelli che imparano da enormi corpora di testo, immagini e codice e producono previsioni token dopo token. Non sono processori generalisti. Un cluster da 200 megawatt pieno di GB300 esiste per una ragione — fare addestramento e inferenza su scala industriale — e senza quei chip il resto dell’infrastruttura è un capannone raffreddato. È questo il punto in cui la politica commerciale americana tocca direttamente l’intelligenza artificiale: non regola i modelli, regola il silicio che li rende possibili, e lo fa con uno strumento vecchio come le licenze di esportazione.
Cosa è stato annunciato e cosa è stato autorizzato
Vale la pena tenere separate due categorie di fatti che nella copertura giornalistica tendono a fondersi.
Gli annunci: nel maggio 2025 Nvidia comunica 18.000 GPU GB300 destinate alla saudita Humain, con l’obiettivo dichiarato di arrivare fino a 500 MW di data center e “diverse centinaia di migliaia” di chip nella regione nel quinquennio successivo. Sempre a maggio viene firmato il U.S.–UAE Artificial Intelligence Cooperation framework, con l’impegno emiratino a investimenti corrispondenti in infrastruttura digitale americana. Ad Abu Dhabi prende forma un campus da dieci miglia quadrate e cinque gigawatt, gestito da G42 insieme a hyperscaler statunitensi; la prima fase, 200 MW di un cluster da 1 GW, viene sviluppata da Khazna con OpenAI, Oracle, Nvidia, Cisco e SoftBank, con completamento previsto per il terzo trimestre del 2026 e oltre cinquemila operai in cantiere.
Le autorizzazioni: il 3 novembre 2025 Microsoft è la prima azienda a ottenere le licenze per spedire chip Nvidia GB300 negli Emirati. Il titolo Nvidia guadagna il 2% in giornata. Il 10 novembre G42 — che ha Microsoft tra i propri azionisti dal 2024 — sta ancora aspettando la propria. Solo tra il 19 e il 20 novembre, subito dopo la visita a Washington del principe ereditario saudita, il Commercio autorizza l’export di semiconduttori avanzati a G42 e a Humain, fino all’equivalente di 35.000 chip Nvidia Blackwell GB300 ciascuna, in coerenza con l’AI Action Plan di luglio 2025 e subordinatamente al rispetto di misure di sicurezza.
Trentacinquemila GB300-equivalenti per azienda non sono “centinaia di migliaia di chip per il Golfo”. Sono un ordine di grandezza diverso, e la differenza non è retorica: è la differenza tra una strategia industriale autorizzata e un primo lotto concesso sotto condizione. Da notare anche che il comunicato ufficiale parla di chip equivalenti mentre parte della stampa di settore ha riferito di “sistemi” GB300 — due letture che in termini di GPU effettive e di valore divergono parecchio. Il valore economico delle licenze, riportato genericamente come “diversi miliardi di dollari”, non è mai stato specificato.
Il tempo è la variabile economica
La lezione più interessante di questa vicenda non riguarda le quantità, riguarda la latenza. Un data center da 200 MW non è un investimento che si mette in pausa: terreno, trasformatori, raffreddamento, manodopera, contratti di fornitura elettrica vengono impegnati con anni di anticipo rispetto all’arrivo dell’hardware. Se le licenze slittano di sei mesi, quella spesa resta a terra, e il costo del capitale immobilizzato lo paga qualcuno.
Al World Economic Forum di Davos, il 21 gennaio 2026, il CEO di G42 Peng Xiao ha detto che le prime spedizioni sarebbero arrivate “entro mesi”, abilitando i primi 200 MW del cluster da 1 GW, con un ritmo successivo di 200-500 MW aggiuntivi per trimestre fino a 5 GW. Ha anche precisato che le forniture saranno “soprattutto” Nvidia, ma includeranno AMD e Cerebras, e che l’autorizzazione è arrivata dopo garanzie formali al governo americano su due punti: impossibilità di riesportare l’hardware e assenza di backdoor per accessi remoti non autorizzati.
Quel secondo impegno è la parte tecnicamente più interessante. Significa che il controllo non si esercita più solo alla dogana, ma sul ciclo di vita della macchina: chi può accedervi, da dove, con quali credenziali. È una forma di sovranità del calcolo che viaggia insieme al calcolo stesso.
Luglio 2026: una liberalizzazione nominativa, non geografica
Il 10 luglio 2026 il BIS rimuove gli Emirati dai Country Group D:3 e D:4 e li riclassifica in A:5, citando lo status di Major Defense Partner. La regola finale, pubblicata il 14 luglio, crea un nuovo Supplemento n. 8 alla Part 740 dell’EAR con l’elenco dei destinatari approvati, per la License Exception STA e per le spedizioni senza licenza. Copre gli ECCN 3A090.a, 4A090.a, 3A090.b, 4A090.b e le voci “.z”.
Chi legge in fretta ne ricava che gli Emirati hanno ottenuto accesso libero. Non è così, e i dettagli contano:
- l’elenco comprende tre categorie: agenzie governative emiratine; G42 e Core42; alcune società AI statunitensi e loro controllate;
- G42 e Core42 possono ricevere chip senza licenza ma non accedono alla License Exception STA, a differenza delle società americane che hanno entrambe le autorizzazioni;
- l’idoneità di G42 e Core42 decade se non “diventano società statunitensi” entro una scadenza del 2027 — Skadden indica il 10 aprile, altre ricostruzioni parlano di 270 giorni e del 6 aprile, e il testo della regola è l’unica fonte dirimente;
- nulla di tutto questo deroga ai requisiti di end-use ed end-user della Part 744;
- altre entità possono chiedere l’inserimento tramite advisory opinion del BIS.
MGX, il veicolo d’investimento emiratino, compare nella regola come beneficiaria di una politica di esame favorevole delle licenze, ma non figura tra le Approved Entities. Vale la pena ricordare che G42 è controllata e presieduta da Tahnoun bin Zayed Al Nahyan, fratello del presidente emiratino e consigliere per la sicurezza nazionale, oltre che presidente di MGX.
Il vincolo più pesante è una frase non definita
La clausola sul “diventare società statunitensi” è il punto economicamente decisivo dell’intera architettura, ed è anche quello su cui le fonti consultabili non offrono una soglia. Non è chiaro se significhi reincorporazione negli Stati Uniti, una certa composizione azionaria, un consiglio di amministrazione a maggioranza americana, o una combinazione. Da quella definizione dipende se il campione nazionale dell’intelligenza artificiale di Abu Dhabi resta emiratino o diventa, giuridicamente, qualcos’altro.
È qui che l’approccio americano mostra la sua natura: non un regime di controllo per Paesi, ma un regime per entità, rinegoziabile, con scadenze e condizioni di governance societaria. L’AI Diffusion Rule di gennaio 2025, con i suoi tre livelli che tenevano Emirati e Arabia Saudita fuori dal Tier 1, non è mai stata applicata — nel maggio 2025 il BIS ha annunciato che non l’avrebbe fatta rispettare e che avrebbe emesso una norma sostitutiva. Al suo posto si sono consolidati accordi caso per caso. L’Arabia Saudita, a differenza degli Emirati, non risulta aver ottenuto una riclassificazione di country group analoga: Humain resta gestita licenza per licenza.
Cosa non sappiamo, e perché conta
Nessuna fonte verificata dice quanti chip siano fisicamente arrivati nel Golfo. L’ultimo dato solido resta la dichiarazione di Davos del gennaio 2026. Per un settore che si misura in gigawatt annunciati, questa è un’omissione significativa: il divario sistematico tra annuncio e spedizione è esattamente ciò che ha costretto Microsoft ad ammettere pubblicamente di essere a corto di capacità mentre i comunicati parlavano di centinaia di migliaia di acceleratori.
Per chi guarda da fuori — un’azienda europea che valuta dove collocare un carico di addestramento, un investitore che pesa l’esposizione al Golfo — la conclusione pratica è una sola: in questo mercato la variabile scarsa non è il capitale, non è l’energia e nemmeno la produzione di Nvidia. È la firma su una licenza, e quella firma ha una data di scadenza scritta dentro.