Singapore ha costruito il sistema di formazione continua più finanziato del mondo e un programma dedicato ai over 40, ma pubblica un tasso di reimpiego solo per una nicchia da circa 4.300 persone. Per il programma di punta il governo ha rifiutato in Parlamento di fornire tassi di ricollocazione e salari pre e post corso. È un problema di misura che riguarda chiunque prometta di riqualificare i lavoratori per l’intelligenza artificiale.
Nel maggio 2024 il governo di Singapore ha accreditato 4.000 dollari singaporiani sul conto formativo di ogni cittadino dai quarant’anni in su. Non contanti: un credito spendibile soltanto in corsi, in aggiunta a sussidi che possono coprire fino al 90% della retta. Si chiama SkillsFuture Level-Up, ed è la risposta più ambiziosa che un governo abbia dato finora alla domanda che tutti si fanno: cosa succede a un impiegato di cinquant’anni quando il suo lavoro viene automatizzato.
Dentro quel catalogo — oltre 7.000 corsi coperti dal credito mid-career — l’intelligenza artificiale c’è in due modi diversi, e conviene tenerli separati. Il primo è l’oggetto: nel 2025 sono stati lanciati oltre cento nuovi percorsi “train-and-place” in aree ad alta domanda, l’IA fra queste, dove si insegna a usare e integrare modelli generativi e sistemi di apprendimento automatico nei flussi di lavoro aziendali. Il secondo è la ragione sottostante per cui un quarantacinquenne si iscrive: il timore che un sistema addestrato su dati storici del suo settore finisca per fare, a costo marginale quasi nullo, la parte prevedibile del suo mestiere. Singapore ha messo in piedi l’infrastruttura per rispondere a quel timore. Quello che non ha messo in piedi, o almeno non ha reso pubblico, è il modo per sapere se funziona.
L’unico numero di esito che esiste
Il sistema singaporiano è enorme. I partecipanti alla formazione sostenuta da SkillsFuture Singapore sono passati da 418.000 nel 2016 a oltre 600.000 nel 2025: circa un quinto della forza lavoro residente, ogni anno. Nel solo 2024, 260.000 persone hanno usato lo SkillsFuture Credit, e 1,05 milioni lo hanno fatto almeno una volta dall’avvio del programma.
Di tutta questa massa, esiste un unico dato pubblico di esito occupazionale, e riguarda un programma molto più piccolo: lo SkillsFuture Career Transition Programme (SCTP), i percorsi che abbinano formazione e collocamento. Secondo una risposta parlamentare del Ministero dell’Istruzione del settembre 2025, tra l’avvio del programma e dicembre 2024 circa il 55% di quasi 4.300 partecipanti SCTP in precedenza disoccupati ha trovato un nuovo lavoro entro sei mesi dalla fine del corso.
Quattromilatrecento persone. Su seicentomila formati l’anno. È meno dell’uno per cento di una singola coorte annuale, e il governo stesso ha ammesso di non avere dati completi su quanti partecipanti SCTP fossero disoccupati al momento dell’iscrizione — il che rende il denominatore stesso una stima.
Il 54 e il 55 non sono la stessa serie
C’è un dato precedente che circola spesso accanto a questo: ad agosto 2024 lo stesso ministero aveva dichiarato che, a dicembre 2023, oltre il 54% dei partecipanti SCTP aveva trovato un nuovo lavoro entro sei mesi dal termine del corso. Diverse testate hanno trattato il 54% e il 55% come due punti della stessa curva, uno leggermente migliore dell’altro.
Non lo sono. Il 54% riguardava tutti i partecipanti; il 55% soltanto quelli che risultavano disoccupati prima. Denominatori diversi, periodi diversi. Metterli in sequenza produce l’illusione di una tendenza dove ci sono due misure differenti dello stesso programma. Vale la pena aggiungere che i due documenti ministeriali datano l’avvio dell’SCTP in modo incoerente — aprile 2022 in uno, giugno 2022 nell’altro — il che dice qualcosa sulla cura con cui questi numeri vengono maneggiati anche alla fonte.
La risposta che il Parlamento non ha avuto
Il punto più interessante non è un numero, è un rifiuto. Un parlamentare ha chiesto al governo la quota di partecipanti al Level-Up occupati entro nove mesi, disaggregata per fasce 40-49 e 50-59, e il salario mediano prima e dopo la formazione. La risposta non contiene quelle cifre. Contiene invece un argomento: il successo del programma non può essere misurato soltanto con gli esiti occupazionali, perché la formazione da sola non può garantire un posto di lavoro.
È un’affermazione difendibile e, nel merito, in parte vera. È anche esattamente ciò che un ministero dice quando i dati non esistono o non sono incoraggianti. Da fuori, le due situazioni sono indistinguibili.
Al loro posto circolano indicatori di percezione: nel 2024 il 69% di chi ha seguito una formazione ha dichiarato prestazioni lavorative migliorate (era il 65% nel 2023), e il 64% ha collegato il corso a un avanzamento di carriera. Sono risposte a un sondaggio, non esiti verificati su registri di impiego. Chi ha appena investito mesi in un corso tende a raccontarselo bene, ed è un effetto noto in ogni valutazione di politiche formative.
Cosa manca davvero
Nel materiale pubblico non si trova nulla di tutto questo:
- un gruppo di controllo, cioè un confronto con lavoratori simili che non hanno seguito il corso. Senza, non si distingue l’effetto del programma dalla selezione di chi si iscrive;
- gli effetti salariali misurati: trovare lavoro a stipendio dimezzato conta come successo nel tasso di reimpiego;
- la tenuta dell’impiego oltre i sei mesi, che è l’orizzonte in cui si vede se una transizione ha retto;
- la quota di chi è effettivamente passato al nuovo settore per cui si era formato, invece di rientrare in quello di partenza.
Questa è la parte difficile, ed è difficile ovunque. Ma è anche la parte che conta se l’obiettivo dichiarato è gestire una transizione tecnologica e non solo erogare corsi.
Quanti usano davvero il credito
Il primo anno del Level-Up (maggio 2024 – aprile 2025) racconta una storia di adozione reale ma contenuta: oltre 36.000 cittadini hanno usato il credito mid-career, per più di 24 milioni di dollari singaporiani rimborsati. Gli iscritti agli SCTP sono passati da circa 1.500 a circa 8.500, quasi sei volte. Chi ha usato il credito per qualifiche complete è salito da circa 3.000 a circa 7.000.
Nel 2024, però, i 28.000 che hanno attivato il top-up mid-career tra maggio e dicembre corrispondono a circa l’1,3% dei 2,1 milioni di persone che ne avevano diritto. Un credito gratuito con sussidi fino al 90% raggiunge, nel primo scorcio, poco più di un eleggibile su cento. Questo è il numero che spiega perché nel maggio 2025 è arrivata l’indennità di formazione: pari al 50% del reddito medio degli ultimi dodici mesi, con tetto di 3.000 dollari singaporiani al mese, per un massimo di 24 mesi nell’arco della vita. Il governo ha capito che il vincolo non era il costo del corso, era il reddito perso durante il corso. Nei primi tre mesi oltre 3.200 cittadini l’hanno ottenuta per formazione a tempo pieno, con oltre 30 milioni di dollari impegnati a fine luglio 2025.
Attorno a questo si è costruito un apparato: lo SkillsFuture Jobseeker Support, aperto dal 15 aprile 2025, offre fino a 6.000 dollari singaporiani in sei mesi a chi ha perso il lavoro involontariamente, con oltre 200 milioni stanziati. I Career Conversion Programmes finanziano le imprese che riconvertono lavoratori di mezza età, con sostegno salariale fino al 90% in una trentina di settori. E al Budget 2026 il premier ha annunciato la fusione di SkillsFuture Singapore e Workforce Singapore in una nuova Skills and Workforce Development Agency, istituita con legge approvata a maggio 2026 e operativa dal 1° luglio.
La lezione che vale anche per l’Europa
Il precedente più incoraggiante resta quello pandemico: oltre il 60% dei partecipanti ai programmi SGUnited tra il 2020 e il 2022 ha trovato un nuovo impiego entro sei mesi. Ma lì il mercato del lavoro stava rimbalzando da una contrazione, e un tasso di ricollocamento alto si ottiene anche senza alcun programma, quando le assunzioni ripartono tutte insieme. Senza controfattuale, non sappiamo quanta parte di quel 60% sia merito del corso.
Singapore fa, su questo, più di quasi chiunque altro: ha il sistema meglio finanziato, i numeri di partecipazione più trasparenti, una catena di strumenti che va dal credito all’indennità al sostegno per chi cerca lavoro. Ed è proprio per questo che il vuoto conta. Se il paese che ha investito di più pubblica un tasso di reimpiego su 4.300 persone e si ferma lì, chiunque altro annunci piani di riqualificazione per l’era dei modelli generativi sta promettendo un risultato che nessuno, al momento, sa dimostrare di aver ottenuto.
C’è un dettaglio che riassume tutto. Dei 7.000 corsi coperti dal credito mid-career, solo circa 700 sono full-time e quindi ammessi all’indennità: uno su dieci. E gli SCTP, gli unici percorsi per cui esiste un dato di esito, erano circa 330 a luglio 2025 in 21 settori. La parte del sistema che misura se stessa è anche la parte più piccola — ed è la sola che si può difendere con un numero.