In Himachal Pradesh il volto serve a rimediare alle impronte, non a sostituirle

Elderly Indian woman placing her finger on a biometric fingerprint scanner at a rural ration shop counter, bags of...

Dal luglio 2025 l’Himachal Pradesh è il primo stato indiano a usare l’autenticazione facciale Aadhaar per consegnare i cereali sussidiati nei negozi di razionamento. Non è un obbligo nazionale e non ha sostituito le impronte: è un ripiego introdotto perché le impronte degli anziani, consumate da decenni di lavoro manuale, non vengono riconosciute. I casi documentati di razioni negate riguardano le impronte e la verifica e-KYC, non il volto.

Il 16 maggio 2024, nel villaggio di Aasan, distretto di Rajsamand in Rajasthan, Chunni Bai Salvi appoggia il dito sul lettore di un dispositivo ePoS — il terminale che ogni negozio di razionamento indiano usa per consegnare grano e riso sussidiati. Ha ottant’anni e decenni di lavoro nell’edilizia e nei campi, anche nei cantieri pubblici del programma MGNREGA. Il lettore non riconosce niente. L’ultima razione che riceve, quel mese, è di cinque chili di grano. A giugno la sua carta annonaria risulta cancellata, in attesa di completare la verifica elettronica dell’identità. Il caso è documentato dalla rivista indiana Down To Earth in un’inchiesta pubblicata il 28 novembre 2024.

Un anno dopo, il 5 luglio 2025, l’Himachal Pradesh annuncia di essere il primo stato indiano a introdurre l’autenticazione facciale Aadhaar — “FaceAuth” — per la distribuzione delle razioni. Qui entra l’intelligenza artificiale, e conviene essere precisi su dove: il titolare del negozio inquadra il viso del beneficiario con la fotocamera del proprio smartphone, un’app dedicata estrae dall’immagine una rappresentazione numerica del volto e la invia ai server dell’UIDAI, l’autorità che gestisce il sistema identitario Aadhaar, dove un modello di riconoscimento biometrico la confronta con il dato associato a quel numero di dodici cifre. Il sistema non produce una diagnosi né una previsione: produce un sì o un no. Su quel sì o no si decide se una persona mangia con la razione del mese o no. Secondo l’annuncio del Department of Digital Technologies and Governance e le dichiarazioni di Gokul Butail, consigliere principale del Chief Minister, la motivazione ufficiale è duplice: gli SMS con i codici OTP non arrivano, e le impronte producono quello che l’UIDAI chiama biometric mismatch.

Il facciale non è la causa del problema: è la toppa

È la parte della storia che viene sistematicamente raccontata al contrario. Il riconoscimento facciale nel Public Distribution System indiano non è stato imposto dall’alto a centinaia di milioni di persone, e non ha sostituito le impronte. È arrivato stato per stato, come alternativa, e la ragione per cui è arrivato è esattamente il fallimento del livello precedente. Non esiste, al momento, un caso documentato di razioni negate per un fallimento del riconoscimento facciale. I casi documentati riguardano le impronte, gli OTP che non arrivano e la campagna di verifica e-KYC.

Le specifiche riviste dei dispositivi ePoS pubblicate dal Department of Food & Public Distribution chiedono apparecchi capaci di “Biometric/Aadhaar based/Face Authentication” del beneficiario contro il server UIDAI, richiamando le specifiche precedenti del 2014, del 2021 e dell’inizio 2025. La formulazione dice molto: tre modalità in alternativa, non una gerarchia di garanzie. Esiste anche un’app ufficiale sviluppata dal National Informatics Centre, “Mera eKYC”, che consente al titolare della carta annonaria di fare l’autenticazione facciale da sé. Nessun fornitore privato risulta in mezzo: il motore è dell’UIDAI.

Le dimensioni, che spiegano perché l’errore pesa

Il PDS è probabilmente il più grande sistema di distribuzione alimentare al mondo. Si parla di circa 204 milioni di carte annonarie e circa 806 milioni di beneficiari ai sensi del National Food Security Act. Nel luglio 2025 la verifica e-KYC risultava completata per 658 milioni di beneficiari su 809, cioè l’82%, con ritardi marcati in alcuni stati: Maharashtra al 54%, Haryana al 48%, Jharkhand al 74%, Bihar al 78%, Uttar Pradesh e Gujarat all’81%. Nel corso della verifica, 58 milioni di carte annonarie — 5,8 crore, nella notazione indiana — sono state rimosse come false o duplicate.

Quella cifra è il punto su cui la contabilità si rompe. Il governo la presenta come pulizia di un registro gonfiato da fantasmi e doppioni, e una parte di quelle cancellazioni sarà esattamente questo. Le organizzazioni che lavorano nei villaggi documentano però cancellazioni di titolari genuini, e non esiste un audit pubblico indipendente che permetta di dire quanta parte di quei 58 milioni sia errore e quanta frode. Chi fa aritmetica su quel numero — da una parte o dall’altra — sta tirando a indovinare.

Cosa è andato storto in Rajasthan, in concreto

Il secondo caso riportato da Down To Earth è quello di Mehna Ramlal, vicina ai novant’anni, beneficiaria della categoria Antyodaya — la più povera, con diritto a 35 chili al mese — nel distretto di Rajsamand. Carta cancellata. Razioni ripristinate il 26 novembre 2024, dopo l’intervento del Mazdoor Kisan Shakti Sangathan e di Shankar Singh. L’e-KYC è stata completata con la scansione dell’iride. E qui arriva il dettaglio più istruttivo: il funzionario distrettuale Om Paliwal conferma che molti negozi non hanno dispositivi per leggere l’iride.

Formalmente, dunque, le alternative esistono: impronta, iride, OTP, e ora in alcuni stati il volto. Sostanzialmente, nel negozio dove quella persona si presenta, può essercene disponibile una sola. Questa è la differenza che conta e che nessuna specifica tecnica cattura:

  • la scadenza dell’e-KYC in Rajasthan è slittata da settembre a novembre e poi al 31 dicembre 2024, ma le cancellazioni sono avvenute prima della scadenza;
  • l’OTP come alternativa alle impronte era prassi corrente fino al maggio 2024;
  • il dispositivo per l’iride è previsto ma spesso assente;
  • il ripristino, quando avviene, passa per un’organizzazione sociale che fa pressione, non per una procedura che si attiva da sola.

Il problema delle impronte svanite negli anziani non è una scoperta recente: viene segnalato da anni dalla stampa locale indiana, per esempio nel distretto di Anantapur in Andhra Pradesh. E già nel gennaio 2018 Human Rights Watch documentava negazioni di cereali per assenza di Aadhaar, mancato collegamento alla carta annonaria o fallimento dell’autenticazione delle impronte, riportando casi di morte per fame segnalati da gruppi locali e dalla stampa — casi su cui il nesso causale è stato contestato dalle autorità.

L’altro programma, quello dove il volto è obbligatorio

Esiste un contesto indiano in cui il riconoscimento facciale non è un’alternativa ma un obbligo, e non è il PDS: sono gli Anganwadi, i centri dell’Integrated Child Development Services che si occupano di nutrizione e assistenza a bambini, adolescenti e donne in gravidanza. Dal 1° luglio 2025 il riconoscimento facciale è obbligatorio per la rilevazione della presenza dei bambini e per la distribuzione delle razioni; dal 1° agosto 2025 anche per le nuove registrazioni, con e-KYC Aadhaar e verifica fotografica. La differenza è sostanziale e va tenuta ferma: negozio di razionamento e centro Anganwadi sono due filiere separate, con due regole diverse.

Sugli Anganwadi è già nata una polemica politica: Jairam Ramesh del Congress accusa la biometria facciale di escludere i più poveri; la ministra per lo Sviluppo delle donne e dei bambini Annapurna Devi ha risposto citando la crescita delle beneficiarie al primo accesso del programma PMMVY, passate da 72,05 lakh nel 2019-20 a 80,48 lakh nel 2024-25. Sono numeri di iscrizione, non tassi di fallimento dell’autenticazione per fascia d’età: quelli, per quanto si possa verificare, non sono pubblici.

Il dato che manca è il più interessante

Non esiste un conteggio ufficiale aggregato di quanti stati offrano oggi effettivamente l’autenticazione facciale nei negozi PDS, né su quale quota di negozi: il rollout è delegato ai dipartimenti statali, e la fonte sull’Himachal Pradesh parla di lancio, non di copertura completa. Non esistono statistiche pubbliche di tasso di fallimento per età. Non esiste un audit indipendente sulle carte cancellate.

Questa è la cosa che un lettore europeo, abituato a discutere di riconoscimento facciale in termini di sorveglianza e di accuratezza dichiarata dei modelli, probabilmente non si aspetta. Nel PDS indiano la domanda decisiva non è quanto sia preciso il modello. È se qualcuno misuri — e pubblichi — quante volte dice no a una persona che aveva diritto. Finché quel numero non esiste, aggiungere una modalità biometrica in più non riduce le esclusioni: le sposta su un altro sensore, e le rende più difficili da contare, perché ogni fallimento diventa attribuibile al livello precedente. Il volto, in Himachal Pradesh, è arrivato come rimedio. Un rimedio di cui nessuno sta misurando l’efficacia è indistinguibile, dall’esterno, da una promessa.